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Mese

Dicembre 2011

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Monsieur de Sainte Colombe Pièces en ré mineur  Courante & double

Piero Della Francesca Natività [1470-1485]

Dec 26, 2011
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Arvo Pärt Christmas Lullaby [Berceuse de Noël]
Hespèrion XXI
Montserrat Figueras e Jordi Savall

[Jan Brueghel il Vecchio La Sacra Famiglia fra ghirlande di fiori,frutta e verdura]

Dec 24, 20113 notes
FILIPPO BRUNELLESCHI L'ingegno dell'Annunciazione [1439]

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Dec 22, 20111 note
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Dec 21, 2011
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Georges de La Tour Adoratione dei pastori [1644]

Georg Friedrich Händel [1685-1759]

13. Pifa [Sinfonia Pastorale] da MESSIAH

Dec 20, 20111 note
[ restyling ]

⇨ Nazione Indiana|versione beta 3.0

Dec 19, 2011
Foot in the Door

⇨ Julie VonDerVellen

Dec 19, 2011
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Dec 16, 2011
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Dec 15, 20111 note
PER NON DIMENTICARE

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A proposito di non dimenticare, ma anche di non smarrire o far sparire materialmente pezzi della nostra storia recente, finalmente è stata completata la digitalizzazione di tutti gli atti del processo di Piazza Fontana e questo grazie al lavoro della

⇨ cooperativa Labor

⇨ il sito di Labor

⇨ il progetto DIGIT

composta dai detenuti del carcere di Cremona, progetto finanziato dal ministero di Grazia e Giustizia, dalla ⇨ Casa della Memoria di Brescia, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano.

Stanno sta anche completando la digitalizzazione degli atti del processo della strage di Bologna.

Ecco il portale della rete degli archivi:

⇨ per non dimenticare

Dec 14, 20112 notes
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Dec 12, 20113 notes
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Pier Paolo Pasolini legge Le ceneri di Gramsci

 

di Pier Paolo Pasolini

- I -

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buia, o l’abbaglia

con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo

alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,

tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare

tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…

Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,

quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano

delineavi l’ideale che illumina

(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido

giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia

patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito

nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude

la sua giornata, mentre intorno spiove.

 

Ecco: qual è stata, nella storia della poesia italiana, l’importanza delle Ceneri di Gramsci. Libro che, se molti considerano come il migliore in versi di Pasolini, non tutti reputano un capolavoro: a cominciare dallo stesso Berardinelli, che lo ha giudicato disuguale ed imperfetto, come tutte le opere di Pasolini. Credo sia giusto, a questo punto, ricordare fatti noti: se non altro perché si tende a rimuoverli. Ecco: quale considerazione si avrebbe, oggi, della letteratura popolare e della poesia in dialetto, se non ci fosse stata anche, negli anni Quaranta e Cinquanta, la battaglia dell’antiermetico e gramsciano Pasolini, con la sua produzione in proprio (mettiamo Poesie da Casarsa, del 1942) e la sua attività di saggista e critico, culminata in Passione e ideologia (1960)? E ancora: sarebbe stato lo stesso quel processo che ha visto la poesia italiana compromettersi, sempre di più, con la prosa e la narrativa, senza le guerre di Pasolini? Ritorno alla domanda sull’importanza delle Ceneri: per rispondere che potrebbe stare nel tentativo di candidarsi come proposta d’una poesia civile, lavorata dentro una nuova dimensione oratoria, tale da smentire la persistente convinzione crociana dell’impossibilità d’ogni alleanza, a vantaggio della poesia, tra prosodia ed eloquenza, metrica ed ideologia. Un tentativo molto difficile e coraggioso sulla scena italiana, se si pensa che, quanto ad eloquenza civile, l’Italia aveva conosciuto la retorica nazionalista di Carducci e D’Annunzio. In questo senso, Le ceneri hanno qualcosa di prodigioso. Senza nemmeno negarsi a certe accensioni di lirismo che non si dimenticano, come nell’incipit della VII sezione che dà il titolo al libro: «Non è di maggio questa impura aria/che il buio giardino straniero/fa ancora più buio, o l’abbaglia».  

Massimo Onofri
La poesia civile di Pasolini
Il senso della tradizione contro l’orrore del mondo
La Nuova Sardegna

Dec 11, 2011
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Dec 10, 2011
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Dec 8, 20112 notes
Cavalli, carpa&murena

⇨ Alfred Edmund Brehm

Illustrirtes Thierleben: eine allgemeine Kunde des Thierreichs [1868]
Volume 5

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Dec 7, 2011
Dec 4, 2011
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Dec 4, 20112 notes
INGEBORG BACHMANN "Invocazione all'Orsa Maggiore"

MANTOVA Palazzo Te Sala dello Zodiaco [1579] Lorenzo Costa il Giovane ?

Dietrich Buxtehude [1637 -1707] Ciacona in E minor

Orsa Maggiore, scendi irsuta notte,
animale dal vello di nuvole
e gli occhi antichi, occhi stellari;
sbucano dall’intrico scintillanti
le tue zampe e gli artigli,
artigli stellari;
vigili custodiamo le greggi,
pur ammaliati da te, e diffidiamo
dei tuoi lombi stanchi
e delle zanne aguzze per metà scoperte,
vecchia Orsa.

Una pigna, il vostro mondo.
Voi, le scaglie intorno.
Io lo spingo, lo rotolo,
dagli abeti in principio
agli abeti alla fine:
lo fiuto, lo tento col muso,
e con le zampe l’abbranco.

Abbiate o non abbiate timore:
versate l’obolo nella borsa sonante e date
una buona parola all’uomo cieco,
che l’Orsa trattenga al guinzaglio.
E insaporite bene gli agnelli.

Potrebbe, quest’Orsa, strappare i lacci,
non più minacciare ma dare
la caccia a tutte le pigne cadute
dagli abeti, i grandi abeti alati
precipitati dal paradiso.

[trad.: M.T. Mandalari, TEA 1996]



Anrufung des Großen Bären

Großer Bär, komm herab, zottige Nacht,
Wolkenpelztier mit den alten Augen,
Sternenaugen,
durch das Dickicht brechen schimmernd
deine Pfoten mit den Krallen,
Sternenkrallen,
wachsam halten wir die Herden,
doch gebannt von dir, und mißtrauen
deinen müden Flanken und den scharfen
halbentblößten Zähnen,
alter Bär.

Ein Zapfen: eure Welt.
Ihr: die Schuppen dran.
Ich treib sie, roll sie
von den Tannen im Anfang
zu den Tannen am Ende,
schnaub sie an, prüf sie im Maul
und pack zu mit den Tatzen.

Fürchtet euch oder fürchtet euch nicht!
Zahlt in den Klingelbeutel und gebt
dem blinden Mann ein gutes Wort,
daß er den Bären an der Leine hält.
Und würzt die Lämmer gut.

‘s könnt sein, daß dieser Bär
sich losreißt, nicht mehr droht
und alle Zapfen jagt, die von den Tannen
gefallen sind, den großen, geflügelten,
die aus dem Paradies stürzen.

Dec 3, 20111 note
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Dec 1, 20112 notes
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