Febbraio 2010
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questo Preludio si suona di solito durante l’Offertorio
[ suonare l’organo è essere in Terra in Paradiso - lassù - gli angeli musici intorno - in irripetibili alte forme di preghiera ]
la tonalità è un Fa minore obscure e plaintive
in forma di trio le tre voci
la mano destra semplice - piana - pochi abbellimenti
il tema viene presentato due volte
poi la melodia si apre a un certo punto: sembra alzarsi ma poi ripiega nell’oscuro
la mano sinistra è una linea incessante - continuum - di quartine di semicrome ad arpeggio
simile a quella di una viola
e sale continuamente dalla chiave di basso a quella di violino - campo della mano destra
quasi a volerla raggiungere
si toccano - si sfiorano - solo per un attimo
verso la terzultima battuta
durante un do della mano destra della seconda ottava - minima puntata
tenuta per tre quarti quarti - quindi
si raggiungono con il do di un della mano sinistra - così di passaggio
e poi tutto di nuovo scende e torna nell’oscurità
una carezza di sfuggita
non si sfiora tutto per istanti sempre?
la terza voce è quella suonata con i pedali
ugualmente continua
dei pezzi dell’Orgelbüchlein di Bach forse la sola in cui è così
senza stacco e riposo
tutte crome
un battito di cuore
passi del tempo che non si ferma
battere di destino
note vicine e quasi sempre a coppie
re re - do do - si si - do do
e questo da una specie di ansia
di non raggiungimento di qualcosa
di non risolto
di irrisolvibile
di imprendibile
ma insieme di dolcezza unica
qualcosa a cui arrendersi dolcemente
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e se sono così – che posso farci – se in segreto – ché tocca in chiaro sembrar cinici – mi consumo e tremo in profonda empatia per ogni cosa – per le alte e per le sciocche e insospettabili – per i ragni e per la sapienza geometrica delle loro ragnatele e per la galaverna che ne ghiaccia le gocce appese – per il salnitro che fiorisce in grumi di lanugine biancastra sulle vecchie pareti e per le loro macchie d’umido in cui vedo immagini – per le rane impanate e fritte che mi paiono piccoli uomini – subacquei di Lilliput con le pinne – per la gatta che sta sbranando a scricchiolìi d’ossicini un topo e per la banalità del quotidiano che percepisco sempre confinante con la vertigine dell’abisso
il falco vola in tondo nella valle
abbandonando le ali al vento
poi si lancia in picchiata e sparisce
inghiottito dal bosco di acace
potrei sentire nel rosso silenzio
la pena palpitante della preda
il soffio caldo di ogni suo rantolo
mentre viene stritolata dal becco
Non coerceri maximo
contineri minimo, divinum est!
Non esser costretto da ciò ch’è più grande
ma essere contenuto in ciò ch’è più piccolo, questo è divino!
[ epitaffio sulla tomba di Sant’Ignazio di Loyola
citato da Friedrich Hölderlin in Frammento di Hyperion ]
Hiberno pulvere, verno luto, magna farra Camille metes.
Se d’inverno ci sarà polvere e in primavera fango, molto farro, Camillo, mieterai.Virgilio, Georgiche, Libro I
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Man Ray, Allevamento di polvere, 1920
[ dettaglio de IL GRANDE VETRO di Marcel Duchamp ]
di fiori di stoffa e frutta di cera
e carta di libri che si sfarina
violette candite e rose secche
la bambina corre in uno specchio
dove s’annuvolano
spruzzate nebulose
costellazioni a macchie
conosce il segreto della polvere
dei pollini e dei corpuscoli argentei
adagiati sui riccioli del legno
sui piani lucidi dei tavoli
con un panno di lana
e carezze di cerchi
la togli e ricade
poi in fiocchi di nuovo s’agglomera
per misteriosa energia centripeta
in soffice ovatta di bioccoli grigi
attratti l’un l’altro come magneti
pelucchi e capelli
e i fili del niente
sfuggiti alle trame
fuffa che fila il fuso delle Parche
sotto i letti e negli angoli di muro
svelata dal controluce del sole
in mattini d’inatteso fulgore
ed è la luce stessa
raggi di pulviscolo
miracolo mistico
i rifrangenti punti minuscoli
tre fasci un occhio di Padreterno
da varchi di nuvole cariche di neve
segnano sul mare rotte distanti
dove abita inverno
ora che non demorde
mi pare di saperlo
il freddo rende chiaro ogni istante
mamma mi ha chiesto “come ti chiami?”
nel buio smarrito in fondo ai suoi occhi
rinasco e torno al punto di partenza
e come se dar nome
fosse un nuovo inizio
io le rispondo piano